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La gestione dei resti di potatura: da scarto a risorsa

Quando si potano siepi, piante da frutto e qualsivoglia arbusto del proprio giardino, si producono tante ramaglie e fogliame, che in quel momento tecnicamente rappresentano uno scarto da smaltire, ma che possono invece diventare una risorsa da valorizzare.

Dopo opportuni trattamenti, semplici ma efficaci, questi resti diventano infatti un’utilissima biomassa per il compost o per le pacciamature.

Gli scarti del verde

Durante certi periodi dell’anno le ditte di giardinaggio sono alacremente impegnate nel potare e fare pulizie dei giardini, e i resti del verde in quei contesti sono uno scarto da smaltire, da caricare sui furgoni e da conferire alla raccolta differenziata del verde. Fortunatamente tutto questo riceve oggi un trattamento di compostaggio industriale. Chi vuole evitare questo passaggio può utilizzare e trasformare le biomassa di scarto all’interno del proprio spazio verde in un ciclo virtuoso.

Trinciare le ramaglie

Per ridurre il volume di tutte le ramaglie il primo passo è sminuzzarle. Per trinciare le ramaglie leggere di potatura non è necessario disporre di una vera e propria cippatrice: è sufficiente utilizzare un Trinciatutto come quelli di Bertolini. Ne esistono diversi modelli a seconda delle necessità: il modello BTS 50 ad uso privato, il BTS 65 ad uso intensivo, e quelli ad uso professionale, più grandi e performanti: BTS 80, BTS 80 TR, BTS 100 e BTS 100 TR.

Si lavora tenendo le ramaglie a terra e passandovi sopra l’attrezzo, in modo da ridurle a pezzi di dimensioni ridotte.

Una volta sminuzzato il tutto, per portarlo dove occorre, vengono molto utili le motocarriole cingolate di Bertolini, anche queste disponibili in svariati modelli: la BTR 340, ad uso privato, molto pratica e maneggevole, BTR 350 ad uso intensivo, nonché quelle ad uso professionale BTR 550, BTR 550 D, BTR 1750 D

Compostaggio

Una volta sminuzzate tutte le ramaglie di potatura, possono alimentare il cumulo del compost già presente e ricco di altri scarti vegetali, oppure servire a formare un nuovo cumulo interamente formato da questo nuovo materiale.

I resti si decompongono meglio se sminuzzati in quanto aumenta la loro superficie specifica, e quindi vengono meglio attaccati dai microrganismi.

Dopo un certo lasso di tempo dalla formazione del mucchio di compost, e grazie al lavoro intenso di microrganismi aerobi (funghi, batteri e naturalmente il noto lombrico) si otterrà un prezioso ammendante per la fertilità della terra, adatto per la coltivazione di ogni pianta: orticole, fruttiferi, aromatiche, ornamentali in vaso e piena terra.

I resti della potatura possono avere consistenza diversa: troviamo quelli più legnosi e secchi e quelli più teneri, semilegnosi e con tante foglie. A seconda della qualità, variano sia la rapidità con cui si sminuzzano, sia il loro rapporto Carbonio/Azoto (C/N), che è un parametro importante sulla rapidità di decomposizione dei resti e sulla capacità di formare humus stabile o meno.

Che significa questo parametro? I resti più fibrosi e legnosi, come i rami più grandi, privi di foglie, hanno un alto rapporto C/N, di 50:1 e oltre, quindi si decompongono con maggiore lentezza, ma in compenso una volta messi nel suolo anche parzialmente decomposti apporteranno più humus duraturo per una buona struttura del suolo. Resti più erbacei, umidi e con foglie, al contrario, hanno un basso rapporto C/N si decompongono rapidamente, ma poi altrettanto rapidamente si smaltiscono nel suolo. Di solito con i resti della potatura invernale si hanno scarti ad elevato rapporto C/N, mentre con gli sfalci e le spollonature estive si hanno scarti più verdi e quindi con un rapporto C/N inferiore.

Per un buon compost è ottimo ottenere una miscela di molti diversi materiali, quindi per compostare i resti delle potature invernali sarebbe indicato mescolarci anche scarti organici di cucina, erba e altro di più leggero.

Trinciato per la pacciamatura dell’orto

Il trinciato che deriva da tutti i resti può essere impiegato come pacciamatura organica per gli ortaggi, da usare in strati spessi (10 cm) per evitare la nascita dell’erba indesiderata. Chi è abituato a pacciamare con la paglia deve però ricordare che questo materiale avrà una decomposizione più lenta, e che alla fine del ciclo dell’ortaggio pacciamato sarà poi poco pratico lavorare nuovamente il terreno. Tuttavia, terreni ben strutturati e pacciamati potrebbero non richiedere una nuova lavorazione tra la fine del ciclo di un ortaggio e l’inizio del successivo, quindi ci si può anche limitare ad aprire dei buchi nella pacciamatura di trinciato e piantare le nuove piantine.

Pacciamatura delle piante perenni

La pacciamatura di trinciato è ottima per le piante perenni come i fruttiferi, le aromatiche, la siepe e le tantissime specie ornamentali arboree ed arbustive dei parchi. Serve per non far crescere l’erba, per tenere più a lungo l’umidità del suolo e in inverno anche per proteggere le radici dal gelo. Affinché risulti efficace, anche in questo caso ne serve uno strato bello spesso, di circa10 cm.

Copertura di vialetti e di altri spazi di servizio degli orti

Gli orti ad aiuole permanenti sono suddivisi tra spazi coltivati e vialetti di camminamento, spazi in cui si passa spesso anche con la carriola. I vialetti possono riempirsi di erba, oppure infangarsi: con un buon strato di trinciato di potature si mantengono puliti, ordinati e quando piove non dobbiamo infangarci per passare. Anche l’area compost o l’ingresso di una serra possono essere “pavimentati” da questo materiale così utile, perché assorbente e perché compattandosi diventa stabile.

No agli abbruciamenti

Nel trattare i resti delle potature è inevitabile parlare della pratica, ancora ad oggi diffusa, degli abbruciamenti. Un tempo era comune fare dei roghi con tutti i resti della potatura, ma oggi l’abbruciamento in campo è strettamente disciplinato e limitato per legge, a causa del rischio incendi e dell’inquinamento atmosferico che generano. Con la bruciatura,  inoltre, si perde una preziosa biomassa che risulta molto utile come fertilizzante naturale e come pacciame, per cui è certamente consigliato abbandonare la pratica.

In collaborazione con Orto da Coltivare - Articolo di Sara Petrucci, agronoma

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