Lavorazioni profonde e superficiali: quando usare il motocoltivatore

Le lavorazioni del terreno sono un primo passo fondamentale per coltivare tutti gli ortaggi ma anche le altre colture: dalle piante da frutto agli arbusti ornamentali, passando per tutte le bulbose da fiore, i fiori annuali e le piante da siepe. Per ridurre l’impegno fisico oggi possiamo avvalerci del motocoltivatore, uno strumento comodo e versatile, che dispone di tanti diversi applicativi con le proprie svariate funzioni.
Dobbiamo precisare che non si tratta di uno strumento indispensabile, soprattutto negli orti piccoli, ma è certamente salvifico negli appezzamenti più grandi in cui la fatica delle lavorazioni manuali sarebbe davvero eccessiva. Ci sono poi anche casi in cui l’impiego del motocoltivatore è utile ma non sufficiente, quando un tocco di manualità rende le cose davvero perfette.
Vediamo di fare un po’ di chiarezza sull’uso del motocoltivatore per le lavorazioni profonde, per le lavorazioni superficiali e nei casi particolari.
Un letto di semina accurato per orti e seminativi
Negli orti e nei seminativi (come il grano o un altro cereale, ad esempio), sebbene oggi siano abbastanza diffuse pratiche alternative come la semina “su sodo”, la tecnica tradizionale più comune prevede di arrivare al cosiddetto “letto di semina”. Il termine si riferisce ad una condizione di sofficità, omogeneità e pulizia del terreno adatta a far germinare i semi e far attecchire le piantine trapiantate: l’ideale per partire bene con ogni ortaggio!
Possiamo giungere a questo punto mediante vari mezzi e attrezzi, manuali e meccanici.
La coltivazione dell’orto è sicuramente più sostenibile fisicamente se si ha un motocoltivatore, che ci permette di sfruttare il tempo risparmiato per dedicarci a tutti gli altri aspetti della cura delle piante, dall’irrigazione alla protezione dalle avversità.
I motocoltivatori sono attrezzi di qualità e dotati di tanti possibili applicativi che ci vengono utili in vari momenti, dall’assolcatore per le patate fino alla trincia, e naturalmente la classica fresa.
Quelli di Bertolini sono disponibili in tante versioni: i modelli 350, 400 e 401 S ad uso privato, con relativi accessori, i modelli 405 S, 407 S, 413 S ad uso intensivo con relativi accessori e infine anche quelli ad uso professionale, modelli 417 S e 418 S sempre con tutta una serie di accessori da cambiare e scegliere per le diverse operazioni (frese, aratri voltaorecchio, diverse tipologie di ruote e altro ancora).
Il motocoltivatore rappresenta quindi una grande risorsa per la preparazione del terreno prima di seminare o trapiantare gli ortaggi e anche in fasi successive.
Variare la profondità di lavorazione per ridurre la suola
La profondità di lavorazione del motocoltivatore può essere variata, anzi, è corretto affermare che sia importante variarla: lavorare sempre alla stessa profondità purtroppo determina la suola di lavorazione, uno strato di terreno che diviene compatto, difficile per le radici da superare. Questo inconveniente è causato dalla pressione dell’asse orizzontale su cui sono fissati i coltelli che ruotano velocemente per affinare il suolo.
Anche il drenaggio del terreno risente della suola e nei periodi piovosi si formano pozze d’acqua dannose per radici, tuberi e bulbi.
Non destrutturare il terreno
Inoltre, usare troppo spesso e ripetutamente il motocoltivatore tende a destrutturare il terreno: è corretto rompere zolle e zollette di terra, ma un minimo di grumi deve rimanere per assicurare la porosità al suolo: non dobbiamo certo trasformarlo in una farina finissima che alla prima pioggia si attacca tutta.
Possiamo affermare quindi che per la maggior parte degli ortaggi è appropriato l’uso del motocoltivatore nella fase di avvio dell’orto a inizio primavera, seguito appena da una rastrellatura che livella la superficie. Quello che si suggerisce è di non usarlo in troppi passaggi ripetuti pensando che sia buono polverizzare la terra.
Dissodamento profondo del suolo: integrare con la forca
Alcuni ortaggi da radice come la carota, il cren, la rapa e il rafano potrebbero essere penalizzati più di altri dalla suola di lavorazione creata dalla fresa, perché non riescono a penetrare oltre tale strato, e proprio l’organo che ci interessa raccogliere non si forma come potrebbe. In questi casi si dovrebbe integrare la lavorazione con attrezzi che rompono questa suola. Per un dissodamento profondo è bene passare la superficie lavorata dal motocoltivatore con la forca o la grelinette, la comoda ed efficace forca a due manici. Questi strumenti manuali non sono tanto faticosi da usare perché non prevedono il rivoltamento della zolla come avviene con la vangatura classica. I denti dritti e robusti di questi strumenti riescono a rompere lo strato di suola di lavorazione lasciato dalla fresa e garantire tanto il drenaggio quanto la possibilità di crescita delle radici.
In orti piccoli si può direttamente procedere solo con questi attrezzi, magari facendo una pulizia preliminare dall’erba mediante una zappa.
Scavo delle buche per alberi e arbusti
Anche per la piantumazione di alberi e arbusti è favorevole una prima preparazione del terreno col motocoltivatore, magari solo lungo le strisce interessate dai filari, per poi procedere allo scavo di buche profonde con una vanga nei punti interessati al trapianto. Il motocoltivatore in questo caso ci permette di scavare su un luogo già pulito dall’erba e di faticare un po’ meno.
Altri utilizzi del motocoltivatore per lavorazioni superficiali
Il motocoltivatore da solo è uno strumento di grande aiuto nei seguenti casi:
- Incorporare il compost, il letame o altri fertilizzanti organici, che non devono essere interrati in profondità, ma tenuti negli strati in cui sono presenti i microrganismi che se ne cibano e li trasformano;
- Trinciare e interrare in breve tempo le colture da sovescio nei primi 15 cm circa di terreno
- Distruggere e interrare erbe infestanti e resti delle colture precedenti, nei casi in cui ci sia un po’ “scappato di mano” l’orto o una sua parte e non siamo riusciti a tenerlo pulito costantemente.
- Rompere un prato per convertirlo ad orto, il classico esempio in cui si avvia un orto da zero sacrificando una porzione di giardino.
Aiuole pacciamate
Ci sono anche situazioni in cui non occorre affatto usare il motocoltivatore. Ad esempio nel caso di terreni mantenuti costantemente coperti da una bella pacciamatura a base di paglia o fieno. Questo pacciame ha il pregio di mantenere la sofficità del terreno sottostante, a patto che non venga calpestato, e quindi in questi casi, al termine di una coltivazione arrivata a fine ciclo, potremo semplicemente piantare altro. Anche il contributo di lombrichi e radici è sicuramente notevole nel mantenere il suolo smosso.
In collaborazione con Orto da Coltivare - Articolo di Sara Petrucci, agronoma



